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La Giunta ha deciso di costituirsi parte civile nel procedimento penale pendente nei confronti di Gesenu, Tsa e Gest

Il 4 dicembre prenderà avvio il processo che scaturisce dalla nota inchiesta “Spazzatura d’oro connection” che ha coinvolto i tre gestori del sistema di raccolta e trattamento dei rifiuti in Umbria e, in particolare, le vecchie gestioni

La giunta Carizia ha deciso di costituirsi parte civile nel procedimento penale pendente nei confronti di Gesenu, Tsa e Gest. Il 4 dicembre prossimo, infatti, davanti al Gip di Perugia, prenderà avvio il processo che scaturisce dalla nota inchiesta “Spazzatura d’oro connection” che ha coinvolto i tre gestori del sistema di raccolta e trattamento dei rifiuti in Umbria e, in particolare, le vecchie gestioni. Il servizio di raccolta e trattamento dei rifiuti per il Comune di Umbertide è un servizio di preminente rilevanza, dal punto di vista economico ma, soprattutto, per la tutela del suo territorio e per la salute dei suoi abitanti. Gli utenti pagano tariffe sempre più onerose e hanno diritto a una gestione dei rifiuti lecita ed efficiente. Di contro, la frazione di Pierantonio, più di tutte, soffre da decenni miasmi intollerabili e l’inquinamento delle falde acquifere, riconducibili, sembrerebbe alla discarica di Pietramelina, presente a ridosso dei confini umbertidesi. Sarà la magistratura ad accertarlo, nel cui lavoro confidiamo insieme a quello svolto dalla polizia giudiziaria. Riteniamo doveroso che l’Amministrazione si costituisca tempestivamente parte civile già nell’udienza preliminare, non escludendo che gli imputati possano optare per un rito abbreviato e far venir meno la fase dibattimentale. Chiederemo il risarcimento di tutti i causati  all’erario, all’ambiente e alla salute cittadini, monitorando con attenzione il proseguo del giudizio. L’indagine sui rifiuti d’oro, di particolare complessità, è iniziata nel 2014, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia in collaborazione con il Nucleo investigativo provinciale di polizia ambientale e forestale del Corpo Forestale dei Carabinieri di Perugia e del Nucleo di polizia economica e finanziaria della Guardia di Finanza di Perugia. Pesanti le accuse formulate al termine delle indagini dal Sostituto Procuratore, Valentina Manuali, la quale nel decreto di rinvio a giudizio contesta molteplici ipotesi di reato, consumati anche in forma associativa, legati alla gestione illecita dei rifiuti pericolosi e non pericolosi, inquinamento ambientale, frode in pubblica fornitura, truffa aggravata, falso in registro e in atto pubblico ed altri ancora. Da tali condotte penalmente rilevanti, secondo la magistratura inquirente, d’obbligo in questa fase l’uso del condizionale,  avrebbero tratto illecito arricchimento i gestori locali del servizio. All’ingiusto profitto sarebbe conseguito un grave pregiudizio per i Comuni e per i cittadini residenti che, pur impegnandosi nella differenziazione dei rifiuti e pagando tariffe sempre più elevate, non ottenevano uno smaltimento corretto dei rifiuti.