Le nuove targhe toponomastiche delle vie del centro storico di Umbertide
Sono state presentate nella sala auditorium della chiesa museo di Santa Croce a Umbertide le nuove targhe toponomastiche delle vie del centro storico di Umbertide. Curate dal designer Adriano Bottaccioli, realizzate dalle Ceramiche Rometti, saranno fissate negli spazi di quelle attuali.
Curate dal designer Adriano Bottaccioli, realizzate dalle Ceramiche Rometti, saranno fissate negli spazi di quelle attuali e conterranno l’indicazione del nome e cognome del personaggio cui la via è stata dedicata, il periodo in cui è vissuto e il ruolo da lui svolto nella vita. Verranno riportati anche gli antichi nomi della strada, recuperando toponimi che rischiavano di scomparire. Compiendo un percorso a ritroso nel tempo, si saprà che piazza San Francesco si chiamava nel secolo scorso “Foro Annonario”, “Sodo dei Frati” e più indietro ancora “Le Fabrecce” e “Le Fabriche”. Come pure che via Cibo era l’antica Via Diritta o Regale. Via Grilli, che scende fino a via Bovicelli (via del Boccajolo), era la “Via della Piaggiola”.
Via Secoli era la “Via della Caminella” da cui partiva la “strada del Piano” per Perugia, via Magi Spinetti era la via del Mercato che sbucava nell’omonima piazza. Saranno rispolverate anche vecchie glorie della storia umbertidese, come Andrea Cibo, medico di straordinaria fama del XVI secolo, archiatra pontificio di ben cinque papi; Filippo Alberti, illustre letterato e poeta amico di Torquato Tasso; il giurista Giovan Battista Spoletini che ricoprì importanti incarichi pubblici e fu tra l’altro governatore di Sutri, Piperno, Nepi, Acquapendente e Veroli. E tanti altri. Personaggi di valore, a cui Fratta ha dato i natali, riproposti alla riflessione dei cittadini e dei turisti attenti che percepiranno l’interesse della città per le proprie origini e la propria storia.
Per il sindaco Giampiero Giulietti “un modo per rinsaldare l’identità culturale di Umbertide e il senso della comunità che nonostante le accresciute dimensioni la città è riuscita a conservare”. L’assessore allo Sviluppo economico Simona Bellucci, promotrice dell’iniziativa, commenta: “E' una valorizzazione delle vie del centro, un’operazione di restyling e di recupero storico, che dimostra attenzione al nostro passato per trasmetterlo alle nuove generazioni, sicuri che ne sapranno apprezzare la ricchezza ed il valore. Per il centro storico – ha concluso l’assessore – continua l’opera di rivalutazione, per la quale l’amministrazione comunale si è sempre impegnata a fondo”.
Di seguito alcune biografie dei personaggi storici a cui le vie sono intitolate:
Andrea Cibo
Nato a Fratta nel 1493, morto a Perugia nel 1576.
Medico di straordinaria fama, esercitò la professione ad altissimi livelli. Già giovanissimo, nel 1519, tenne la cattedra all’università di Perugia e poi ancora nel 1557 e nel 1565. Fu l’archiatra pontificio di ben cinque papi: Clemente VII, Paolo III, Giulio III, Marcello II e Pio V che lo nominò protomedico generale del Collegio Sanitario nel 1562. Fu presente, quale archiatra, al famoso vertice di Nizza, nel quale si incontrarono i tre uomini più potenti del tempo, l’imperatore Carlo V, il re di Francia Francesco I ed il papa Paolo III. Nel 1537 fece costruire a Fratta un ospedale per i viandanti che numerosi qui passavano per recarsi a Perugia e in Toscana. Morì carico di onori nel 1575 all’età di ottantatre anni.
Marino Spunta
Nato a Fratta nel 148, fu uomo molto “addottrinato”, specialmente nelle discipline legali. Esercitò la professione di notaio per trentotto anni; il suoi rogiti sono rilegati in ventinove volumi e conservati nell’archivio storico comunale. Per la sua capacità professionale, nel 1521 gli fu dato dagli amministratori di Fratta l’incarico di redigere il testo dei nuovi statuti, giunti fino a noi e pubblicati nel 1980.
Annibale Mariotti
Figlio, di Prospero, illustre docente di botanica all’Università di Perugia, Annibale nacque nel 1738 in questa città, dove la famiglia si era da poco trasferita da Fratta. Laureatosi in medicina e filosofia a Perugia, si trasferì per due anni a Roma per approfondire gli studi, operando anche presso l’ospedale Fatebenefratelli. Nel 1758 vinse la cattedra di Medicina all’Università di Perugia. Per approfondire la sua già notevole preparazione, si trasferì a Bologna per seguire o corsi di Beccari, Molinelli e Monti. Dopo un breve periodo trascorso a Padova, passò all’università di Pisa come “medico insigne”, ma nel 1768 preferì tornare a Perugia per insegnare all’Ateneo medicina e botanica. Durante il lunghissimo periodo di insegnamento e di esercizio della professione medica, produsse un’ingente quantità di scritti scientifici e fu in relazione con i più illustri ingegni del tempo; le associazioni culturali più rinomate si onoravano di averlo socio, le Università di Padova, Pavia e Pisa lo invitarono a insegnar medicina, invano fu chiamato come archiatra alla corte di Dresda: il Mariotti volle sempre rimanere a Perugia, immerso nei suoi studi che iniziavano a interessarsi anche di storia patria. Con i francesi in Italia e la Repubblica Romana (1798) rifiutò importanti incarichi ma fu a Perugia “Prefetto consolare” del dipartimento del Trasimeno, svolgendo l’incarico con prudenza e moderazione. Morì a Perugia il 10 giugno 1801.
Fabrizio Stella
Nato a Fratta nel 1565, fu uomo insigne nelle discipline legali. Ebbe incarichi amministrativi in diverse importanti città e disimpegnò più volte “estere ambascerie”. L’avvocato Stella fu in rapporti amichevoli col cardinale Bevilacqua di Ferrara e fu molto stimato dal re del Portogallo Giovanni IV, dal quale ricevette incarichi e onorificenze. Tornato a Fratta, qui morì il 15 gennaio 1644. Lasciò agli eredi onori e ricchezze, ma la famiglia poco dopo si estinse con la morte di tre femmine, maritate Paolucci, Mazzaforti e Savelli. E’ sepolto nella chiesa di S. Francesco.
Orazio Mancini
Nato a Fratta nel 1545, compì i suoi studi teologici all’università di Bologna. Trasferitosi a Roma, fu al sevizio dei più potenti porporati dell’epoca e poté assistere a sette conclavi. Ebbe importanti incarichi da Filippo II re di Spagna dal quale venne remunerato con una pensione annua di mille scudi oltre ad altre notevoli somme di denaro. Rinunciò al Vescovado di Cefalù e Agrigento che gli era stato offerto. Fu in cordiale relazione con vari papi e principi d’Italia, specie con Ferdinando II granduca di Toscana e il duca Carlo di Savoia. In vecchiaia si ritirò a Perugia dove con Sozio Sozi fondò la congregazione dell’Oratorio di S. Filippo Neri, iniziandovi la costruzione della casa e del magnifico tempio detto “Chiesa Nuova” (via dei Priori) per la quale impegnò tutti i suoi beni patrimoniali. Morì a Perugia il 25 gennaio 1630
Filippo Alberti
Figlio di Luca Antonio Alberti e di Ippolita Petrogalli, nacque a Fratta nel 1548. Per la sua vivace intelligenza, la vasta cultura e la integerrima onestà, nell’anno 1587 fu nominato cancelliere dei Decemviri di Perugia ed in questa città fu corrispondente della notissima Accademia degli Insensati col nome di “Stracco”. Fu letterato e poeta di notevole valore e numerose sono le opere che pubblicò: Rime, Giardino di Rime, Cicala (poemetto), Cestio Macedonico (tragedia), Elogi degli uomini illustri perugini, Commentari di storia perugina. I suoi meriti letterari gli procurarono l’amicizia e la stima di personaggi famosi e dei più importanti poeti del suo tempo. A lui si rivolse il poeta Torquato Tasso per avere giudizi sulla Gerusalemme Liberata. Pur svolgendo gran parte della sua attività a Perugia, l’Alberti trascorreva parte dell’anno a Fratta dove aveva una casa in via del Teatro (ora via Alberti) ed alcune proprietà terriere sul colle di Romeggio. Sposò Pandolfina e da lei ebbe Lucantonio, Francesco, Ippolita e Ludovico, insigne letterato; ebbe una sorella, Bianca Fiora, madre di Ignazio Danti, vescovo di Alatri, cosmografo e matematico di grande valore. Filippo Alberti morì a Fratta nel 1612, all’età di 64 anni.
Leopoldo Grilli
Era nato a Sigillo il 24 aprile 1848. Il padre Antonio, di famiglia eugubina, si era trasferito a Umbertide ed aveva inviato il figlio a studiare a Perugia. A diciotto anni Leopoldo, conquistato dalle idee mazziniane, si arruolò nel reparti volontari garibaldini impegnati nella terza guerra di indipendenza contro l’Austria. Partecipò, distinguendosi per valore e ardimento, a diverse azioni nel Trentino (Condino e Bezzecca). Nel 1867 fu con Garibaldi a Mentana contro le truppe franco - pontificie, meritandosi riconoscimenti e medaglie. Ad Umbertide fu presidente e animatore del Circolo repubblicano “Pensiero e Azione”, coinvolto frequentemente in azioni di propaganda antimonarchica, allora proibite. Nel 1880 fu denunciato per “provocazione a commettere crimini contro la sicurezza interna dello Stato” (era accusato di aver diffuso manifesti contro la monarchia); sfuggito rocambolescamente all’arresto, riparò in Svizzera. Processato, il tribunale di Perugia sentenziò di non doversi procedere contro l’imputato contumace per insufficienza di indizi. Grilli poté così tornare a Umbertide. Di ardente fede repubblicana, partecipò con vivacità e passione alla vita amministrativa del Comune sia come consigliere che come assessore. Eletto sindaco il 16 maggio 1892, non accettò l’incarico per non giurare fedeltà alla monarchia. Il 24 settembre 1893 si dimise anche da consigliere comunale. Morì ad Umbertide il 22 settembre 1912.
Alberto Guidalotti
Vissuto nel XIV secolo, si hanno poche notizie su di lui. Nella seconda metà dell’Ottocento gli fu dedicata la via della Rocca. Guidalotti infatti fu direttore dei lavori per portare a compimento la Rocca di Fratta nel 1389. Tali lavori erano stati appaltati ad Angeluccio di Ceccolo, detto il Trocascio.
Giovanni Paolo e Francesco Maria Soli
Membri di una tra le più illustri e agiate famiglie di Fratta possedevano una sontuosa villa sulla “Piaggia di Metula” (zona Romeggio) e una grande casa sulla via Nuova (l’attuale via Soli) con una capiente stalla per 200 cavalli. Entrambe le abitazioni furono date alle fiamme dal comandante del presidio militare Tobia Pallavicino nel novembre 1643, durante l’assedio di Fratta da parte dell’esercito toscano per togliere ogni riparo al nemico. Con i loro beni eressero ad “est del tempio della Reggia” una Commenda che alla morte di Francesco Maria (1559) senza successione venne acquisita dalla famiglia Bourbon di Sorbello.
Giuliano Bovicelli
Sacerdote, molto colto nelle “Belle Lettere e Scienze Ecclesiastiche, ricoprì importanti incarichi e fu segretario di tre cardinali, tra i quali l’Orsini, che fu poi Papa Benedetto XIII. Questi, nel 1724, onorò il Bovicelli della carica di Priore di Benevento e Protonotario Apostolico. Giuliano Bovicelli istituì a Fratta il Monte Frumentario “ a sollievo dei poveri della sua patria, onde assicurargli la provvisione dei cereali, la temperanza del prezzo, la facilità dell’acquisto col prenderli anche in prestanza a mezzo di equivalente pegno”. Nel 1715 da Roma, dove risiedeva, il Bovicelli spedì a Fratta un’ingente somma per dare l’avvio al Monte Frmentario la cui gestione fu affidata alla Confraternita di San Bernardino.

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