Venerdì 5 marzo alle ore 17.30 a Santa Croce presentazione della ristampa di "Facanapa"
“Facanàpa” era un quindicinale locale che vide la luce dal 3 dicembre 1893 al 15 luglio 1894. La raccolta è stata messa a disposizione del Comune che ha provveduto alla riproduzione affidandone il compito all’editore Corrado Petruzzi. Alla presentazione è intervenuto il sindaco Giampiero Giulietti.
Venerdì 5 marzo, nella sala del museo di Santa Croce di Umbertide, è stata presentata la ristampa del giornale satirico “Facanàpa”, quindicinale locale che vide la luce dal 3 dicembre 1893 al 15 luglio 1894. La raccolta è stata messa a disposizione del Comune che ha provveduto alla riproduzione affidandone il compito all’editore Corrado Petruzzi. Alla presentazione, introdotta dal sindaco Giampiero Giulietti e tenuta dello storico Roberto Sciurpa, è seguito un dibattito coi responsabili delle pagine umbre dei quotidiani locali: “Cronaca locale: sarà mai possibile un altro caso Facanapa?” Hanno partecipato Marco Brunacci (Il Messaggero), Giuseppe Castellini (Il Giornale dell’Umbria), Roberto Conticelli (La Nazione), Anna Mussuto (Corriere dell’Umbria). Ha coordinato Dante Ciliani, presidente dell’ordine dei giornalisti dell’Umbria. Il titolo della testata, “Facanàpa”, è ripreso da una maschera veneta che furoreggiò tra fine Ottocento e inizio Novecento in molte parti d’Italia. Il giornale, una piccola perla di cui si era persa memoria, è un documento prezioso, testimonianza dello scrupolo di una comunità cui è sempre stato a cuore il controllo degli addetti alla cura dei pubblici uffici. Difficile individuare i componenti della redazione del foglio essendo i nomi storpiati alla cinese; ma alcuni soggetti sono riconoscibili e soprattutto traspare chiara l’area politica di appartenenza. Penne brillanti e felici, vicine al gruppo eterogeneo di repubblicani e socialisti, affiancato da qualche liberale progressista, che in quel tormentato fine Ottocento era indicato col termine di “democratico”, con evidenti trasporti per le logge massoniche. Dietro quei nomi “cinesi”, considerato l’uso efficace di un’ironia mordace ma sempre corretta e rispettosa dell’avversario politico, si cela quasi certamente la competenza giuridica, politica e amministrativa dell’avvocato Francesco Andreani, la passione del socialista Giuseppe Guardabassi e di altri ancora, professionisti e artigiani, che miravano a colpire con fermezza le anomalie amministrative senza mai delegittimare l’avversario.
Un esempio di sano e corretto uso della politica. La ragione più intima della nascita del giornale è riposta nello strapotere pericoloso, privo di freni e di controlli, che aveva assunto il segretario comunale del tempo, Giacomino Dal Bianco. Non a caso le pubblicazioni cessano nel luglio 1894 con il pensionamento di questo personaggio, piovuto dal Veneto dove era nato nel 1850 e calato nel 1874 ad Umbertide dove per vent’anni era diventato il padrone indiscusso e poco trasparente della vita cittadina. Con il consenso compiacente dei vari amministratori, tutti agrari impegnati nel gestire gli interessi dei loro poderi, Dal Bianco aveva accumulato un insieme di incarichi e di compensi, comportandosi con cupidigia e sfrontatezza, trascurando gli incarichi istituzionali.
Secondo “Facanapa” manipolava anche le liste elettorali iscrivendovi, in occasione degli aggiornamenti, coloni che davano sicuro affidamento nell’elezione dei propri padroni. In un regime di democrazia liberale, il segretario venuto dal nord aveva creato una specie di vassallaggio semifeudale cui gli amministratori di ogni tendenza non seppero opporsi. In questa situazione il giornale diventava un presidio di garanzia apprezzato da molti e svolgeva quel ruolo di controllo e di critica cui gli organi istituzionali avevano inspiegabilmente abdicato. Ma i suoi meriti sono anche altri: i numerosi fatti di cronaca che documentano avvenimenti di vita cittadina arricchendo di particolari importanti la storia di Umbertide, ampiamente trattata da altri autori; le condizioni misere dei contadini e delle loro abitazioni ridotte a porcili; un padronato agrario di piccola taglia rozzo e arrogante; la pellagra che rasentava vertici poco invidiabili con 341 persone colpite dal morbo.
Della ristampa del giornale sono state tirate cento copie, allestite in eleganti cartelle numerate a mano. Questa rivista, fortunosamente ritrovata e di cui si ignorava l'esistenza, aggiunge un'importante tessera alla storia della nostra città. Amplia la conoscenza della vita politica e sociale della Umbertide di fine Ottocento. Conferma come la nostra comunità abbia sempre partecipato in prima fila a tutti gli avvenimenti storici nazionali. I personaggi fustigati sembrano convergere verso un'unica figura, identificabile col segretario comunale di allora, Giacomino Dal Bianco. Il giornale uscirà regolarmente per 17 numeri. Il gruppo dei redattori - dietro pseudonimi alla cinese - è formato da giovani umbertidesi colti e di formazione repubblicana, avanguardia democratica espressione del fermento politico di fine Ottocento. Traspare anche un legame con l'ambiente massonico, non solo per i rapporti con lo sponsor del giornale, Dario Miliocchi. A Umbertide le elezioni amministrative del 1892 avevano portato in consiglio comunale una maggioranza liberale. Venti consiglieri su trenta erano possidenti agrari; gli altri, commercianti, agenti di campagna, imprenditori, legali. Sindaco era Francesco Mavarelli, 23 anni. Segretario comunale era Giacomino Dal Bianco. Nato nel 1850 in Veneto, era venuto ad Umbertide a ricoprire l'incarico nel 1874. Già da alcuni anni la sua attività in municipio era causa di discussioni. I verbali di certe sedute consiliari e lo stesso "Facanapa" lasciano vedere chiaramente un potere dietro le quinte al di sopra del ruolo che questo funzionario esercitava ad Umbertide. A segnalare il giornale è stato Giovanni Bico, avendolo ricevuto dal fratello Ubaldo che l'aveva scovato presso il famoso collezionista Raffaele Bozzi, che ne ha permesso la riproduzione. Tutti i direttori hanno rimarcato l'importanza della cronaca locale, dell'opera di chi sta a contatto quotidianamente con le vicende locali. “Facanapa” allora, i quotidiani locali oggi svolgono questa funzione attenta di lettura della realtà locale.

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