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Il Calendario 2000

L'edizione del nuovo millennio è dedicata all'Ottocento

Copertina-del-Calendario-2000

La copertina

Non potevamo entrare nel nuovo Millennio senza portare con noi il calendario di Umbertide che racconta la storia di Fratta nell"800, vista in tutti i più importanti settori della vita pubblica, civile, culturale ed economica. Una città proiettata nel futuro che sa guardare con affetto ed intelligenza al suo passato per conservare la memoria storica e la propria identità e per trarne insegnanzenti da trasmettere alle nuove generazioni. E con questo spirito che presentiamo il Calendario del 2000, augurandoci che possa scandire le giornate degli trmbertidesi e dei tanti amici che abbiamo in Italia e all'estero nel segno della pace, del benessere fisico ed econornico, del progresso civile, sociale e culturale. Un ringraziamento a tutti coloro che hanno collaborato a questa edizione ed un augurio di bzron anno agli umbertidesi, cittadini o sparsi in Italia e nel mondo, e a tutti coloro che hanno avuto modo di conoscerci anche soltanto attraverso le pagine del nostro Calendario.

Che nel nuovo Millennio ì cittadini del mondo sappiano coniugare davvero ovunque libertà, democrazia, uguaglianza, tolleranza e rispetto dei diritti umani.

Gianfranco Becchetti - Sindaco di Umbertide

 

Amici, il Duemila.

E non si venga a dire che è un anno come tanti, un foglio del Calendario - quello sì, grande - che è la vita.

Alzino la mano coloro che non hanno mai pensato a questo traguardo con una sorta di timore, soggezione, ma anche di elettrica attesa. Già perché il Duemila è stato

Ultima pagina di copertina

Ultima di copertina

sempre associato all'immagine di un mondo iper-tecnologico, nel quale i computers (o altre diavolerie del genere) avrebbero messo sotto scacco l'uomo. Che, invece, resta e resterà sempre superiore a qualunque macchina perché ha cuore e cervello. E con il cuore ed il cervello sono andato ancora una volta alla ricerca delle nostre origini in un viaggio nel diciannovesimo secolo, il 1800, dal quale emerge una Fratta incredibilmente vivace. Certo, povera, talora alle prese con seri problemi di sopravvivenza, eppure pronta nel suo rapportarsi all'ambiente circostante. Un ambiente infinitamente più piccolo dell'attuale, dove perfino la trasmissione della corrispondenza a Perugia (per non parlare di Roma) era fonte di incredibili difficoltà. Benché inserita nei limitati orizzonti dell'epoca, Fratta era un piccolo alveare brulicante di tante api laboriose, spesso impegnate in occupazioni - come l'allevamento dei bachi da seta o la fabbricazione di organi da chiesa - oggi scomparse.

E se in questo viaggio a ritroso nel tempo vengo a scoprire che già da allora gli studenti frattigiani scioperavano per una scuola più moderna e migliore, beh, devo concludere che noi contemporanei non abbiamo inventato davvero tutto.

Di ciò devo essere grato ai nostri antenati ed a un amico sincero, Renato Codovini, che in silenzio mi è vicino da sempre. Perché Renato con la discrezione che lo distingue e la profonda conoscenza di luoghi, persone e circostanze, ha messo a disposizione il frutto di lunghissime ricerche. Grazie di cuore, Renato. E grazie a Voi tutti amici, umbertidesi e non, che avete la bontà di ospitarmi in casa vostra, facendomi partecipe di gioie e dolori, soddisfazioni e delusioni. Delle quotidiane vicende dell'esistenza. Grazie e che il nuovo anno consenta ad ognuno di realizzare quello che più desidera.

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